La luce come parte integrante del progetto
Un progetto d’interni non può considerare la luce come un dettaglio da inserire a posteriori. La luce è un materiale invisibile, che modella i volumi, definisce i confini e influenza il modo in cui percepiamo arredi e superfici.
Come sottolinea Peter Zumthor, la luce possiede una qualità quasi spirituale, capace di emozionare e dare significato agli spazi: non illumina soltanto, ma crea atmosfera e presenza.
Un dialogo costante tra luce e materiali
Ogni materiale reagisce alla luce in modo diverso, e questo incide sulla percezione dello spazio:
- Un marmo levigato restituisce riflessi netti; uno spazzolato li attenua.
- Il legno chiaro muta tono secondo la natura della luce (naturale o artificiale).
- I metalli moltiplicano le fonti di luce attraverso riflessi cangianti.
Come evidenziato da Daylight and Architecture: non esiste un materiale senza luce, e la luce stessa prende forma solo attraverso le superfici che incontra.
L’importanza della resa cromatica
Non è sufficiente illuminare bene un ambiente: conta anche la qualità della luce.
Il parametro chiave è il CRI (Color Rendering Index), che misura la capacità di una sorgente luminosa di restituire fedelmente i colori.
Come spiega anche Converting Magazine nell’articolo “Quando il colore cambia con la luce”, un materiale o un tessuto possono apparire radicalmente diversi a seconda della sorgente che li illumina.
Un CRI basso può alterare le tonalità e ingannare la percezione, mentre un CRI elevato assicura che colori e texture vengano percepiti con la stessa intensità che avrebbero in condizioni di luce naturale.
Per un progettista d’interni questo significa avere la certezza che le scelte cromatiche e materiche fatte con il cliente rimarranno coerenti anche una volta realizzate nello spazio reale.
Scenari e atmosfere, oltre la funzionalità
La luce non serve solo per vedere: costruisce atmosfera e narrazione.
Come sottolinea Marymount University, modulare intensità e temperatura colore consente di trasformare un ambiente senza cambiarne arredi o layout.
Un soggiorno può passare da spazio conviviale con luce calda e diffusa, a zona di lavoro con luce fredda e uniforme, fino a un angolo rilassante con punti luminosi indiretti e attenuati.
Dal progetto alla simulazione
Per arrivare a questo livello serve competenza tecnica.
I software di render e simulazione luminosa permettono di testare anticipatamente contrasti, ombre, riflessi e uniformità. Questo approccio è ormai standard nel lighting design architettonico, come sottolinea anche l’architectural lighting design.
(Un ambito che affrontiamo nel corso di Interior Design secondo livello, dove gli studenti imparano a integrare illuminotecnica e modellazione digitale per ottenere risultati realistici e gestibili nei tempi di progetto).
In definitiva, la luce non è un accessorio: è ciò che definisce il carattere di un ambiente, incide sul comfort visivo e condiziona la percezione dei materiali.
Per un interior designer padroneggiare l’illuminotecnica vuol dire offrire al cliente un’esperienza coerente e autentica, dove ogni superficie e ogni oggetto trovano la loro espressione ideale.